C. carotaggio. s.m. (min.) estrazione di campioni di roccia (carote) dal sottosuolo.
Ebbene si. Potremmo chiamarlo anche così. Ma più che estrazione, è più scientificamente fondato parlare di esplorazione. Perché, si chiese lei?
“Fra le parti che fanno lo scafo” le aveva una volta spiegato la bonaria “c’è magari la sintìna, un loco nero e puzzolente dove vanno a finire tutte le lurdìe della nave”. Ma allora, se era un posto fituso e làido, perché lui voleva trasiricci a forza, come stava facendo?*…
Così descrive questa umana attività il Sommo Maestro Agrigentino. Ma la fitusaggine presunta di questo loco è davvero tale? E se è tale, perché tutti ci vogliono andare a finire? Perché S. Agostino diceva che all’inferno bisogna andarci da vivi per non cascarci da morti, anche se, dovesse quello essere l’inferno, fatemici restare per il resto dei miei giorni. Al di là della poesia, occorre riprendere una esposizione scientifica dell’argomento. Questo non è un dizionario di letteratura, ma un’opera che fonda la sua veridicità sull’esperienza diretta, l’osservazione, la prova.
Ebbene, nell’uomo moderno e contemporaneo, come in quello antico e antenato, si nota una particolare propensione alla semplificazione geometrica. Parlo della geometria dei solidi. Orbene, datosi un cilindro pieno di una qualche dimensione, calcolare la propensione probabilistica che detto cilindro impiega, in termini di tempo, ad infilarsi in consimile cilindro, però di conformazione cava. Insomma, è scientificamente provato che l’uomo, di caratterizzazione sessuale maschile predominante e per questo solitamente dotato di pene erigibile e turgibile, nonostante la conformazione dell’essere umano con caratterizzazione sessuale femminile, e per questo dotata di conforme guaina di custodia del precedentemente citato pene, nonostante la presenza di detta apposita guaina di custodia si diceva, sia particolarmente propenso ad infilare il suo strumento di riproduzione e/o piacere, e/o strumento di riproduzione del piacere, in secondario e agognato anfratto. Tale comportamento è rilevabile tuttavia anche, con consimili disequilibrazioni ormonali, in soggetti umani con prevalente caratterizzazione maschile, comunque dotati di secondario e agognato anfratto. In questo senso il carotaggio, così è inopinabilmente nominabile l’operazione, si dimostra, oltre che azione, che se condotta con la dovuta perizia, riesce a trasmettere interessanti sensazioni di appagamento, anche oltremodo democratica. Ci viene spontaneo affermare la necessità della messa al bando di destabilizzanti espressioni negative come: “me l’ha messo nel culo”, ridando a questa espressione tutto il suo valore semantico. Il culo ce l’hanno tutti, per cui farne usufrutto è questione di parità sessuale, di liberazione dell’uomo dalla schiavitù della riproduzione e, soprattutto, per una volta di annullamento delle barriere culturali e sessuali, o cultural sessuali fra uomo e donna. Per una volta tutti esseri umani: ena cula ena razza.
*letteralmente citato da Andrea Camilleri, Il birraio di Preston, Il Saggiatore. Tutti i diritti riservati. Grazie Maestro.
P.s.: Giulio ne va matto. E sinceramente, dopo un periodo di adattamento, ci sto provando interesse anch'io. Che dire? Questioni personali.
A chi mi chiedeva il Cunnilingus chiedo gentilmente di attendere perchè CA-pezzolo viene prima di CU-nnilingus. A dire il vero anche di CU-lo, ma questa è un'altra storia.
Ha avuto licenza da parte di Giulio (il mio fidanzatino, ihihih!) di parlare di lui. O meglio dei suoi capezzoli. Questo perchè sono uno strumento di piacere (suo ma anche mio!!! ;-)) che noi utilizziamo spesso nelle nostre performance.
Il mio Giulietto gode come un pazzo quando gli titillo i capezzoli, sia con la lingua, sia con la punta delle dita. Chiaramente occorre sapere come fare: ci sono delle tecniche precise e, soprattutto, progressive, di titillamento del capezzolo. Prima si pratica uno sfioramento leggero con il palmo della mano, così da interessare tutta la mammella. Poi occorre concentrare l'attenzione sull'organo erettile contrapponendovi le dita: con la punta dei polpastrelli prima si contorna l'areola, con movimenti concentrici e delicati, poi si passa, più decisamente alla punta del capezzolo.
E qui il mio Giulio ha già un'erezione difficilmente contenibile con correlato versamento di liquido seminale (attenzione non ho parlato di eiaculazione! non confondete una cosa con l'altra: qui di parla del liquido che lubrifica la parte superiore del pene, detta glande. O cappella! Slurp!!! ;.))
E' questo il momento in cui si possono avvicinare le labbra al capezzolo di Giulio (che a questo punto è diventato il vostro fidanzato: in senso figurato, mi raccomando che io non lo mollo!!!). Consiglio prima un approccio di carattere complessivo. Portare le labbra sopra il capezzolo e magari inumiditelo con la giusta dose di saliva. Solo allora estraete la lingua e iniziate a contornare prima l'areola e poi il capezzolo. Se riuscite a tenere ferme le mani del vostro "piccolo" ululatore (nel senso a evitare che si prenda in mano il membro per masturbarsi autonomamente) potete anche, a questo punto, mordicchiare la punta del capezzolo. Questa è un'operazione che va fatta con attenzione: a qualcuno provoca un dolore che non è sopportabile. Ad altri, lo stesso dolore, potrebbe provocare un'esplosione di piacere, il superamento di una barriera che porta in un mondo molto interessante (per lui e per voi). Mentre con le labbra continuate su di un capezzolo, consiglio si mantenere l'attenzione anche sul secondo organo erettile. Farete andare in orbita il vostro orsacchiotto. Se poi, ci vuole un po' di pratica ma non fatevi spaventare da queste minime difficoltà, con una mano riuscite anche a solleticare il pene del vostro cucciolotto (attenzione! Solleticare, non masturbare o menare o altro. Piano, piano. Sofficemente: deve essere quasi una tortura) allora avrete vinto.
Chiedete preventivamente scusa ai vicini con una lettera se pensate di utilizzare spesso questa pratica... ;-)
B. bocchino.
s.m.dim. di bocca.
piccolo cannello, per lo più con filtro interno (???), nel quale s'infilano la sigaretta o il sigaro.
imboccatura della pipa o degli strumenti a fiato
(mil.) fascetta di metallo che tienen unita la canna del fucile alla stessa.
Il bocchino potrebbe, come fenomeno semiabituale nella natura umana, di fatto rientrare nell'ambito della pratica di un autoerotismo allargato. Un autoerotismo partecipe. Ma su questa interpretazione la comunità scientifica non ha ancora dato il suo parere definitivo. Sono stati classificati in natura varie fenomenologie di b. tutte ugualmente prospettabili nell'ambito di una relazione. Come già annunciato il concetto di relazione sessuale non prevede limitazioni di sesso, ma andiamo oltre. Il b. comunque presenta una caratteristica assolutamente diffusa e che lo rende certamente riconoscibile nei maschietti: «quando me lo fa?» Sono rari i casi nei quali il possessore di organo maschile non accetta o fa ostracismo su tali pratiche. Solitamente le motivazioni sono di carattere religioso, etico, prospettico, geometrico. La catalogazione del b. è piuttosto difficile ed etnicamente caratterizzata: paese che vai b. che trovi. Anzi bocca che trovi b. che fai. Per cui cosa aggiungere d'altro? Una fenomenologia superficiale può descriverlo come:
sfiorato
accennato
b.
b. profondo
slinguazzato
salivato
molto salivato
conclusivo
eiaculatorio
equo e solidale (non si spreca niente e si cerca un rapporto paritario col partner
Siete pregati di lasciare tutti gli approfondimenti del caso nei commenti. Grazie.
“Quando hai a che fare con un uomo l’analità è inclusa” – Perga Fergursson Johansonn – Analista e sessuologa della Scuola di Palo Alto.
Uffi! Ci ho provato fino a tardi ieri sera, poi ho dovuto abbandonare l’impresa. Insomma scrivere qualcosa sull’analità non è mica semplice se si ha a disposizione lo spazio di un post. Ho gettato nel cestino almeno quattro versioni della traccia di discussione che volevo inaugurare. O troppo lunga, o troppo scientifica o troppo cruda. Insomma l’analità è un bel problema!!! Eppure è vero che occorre affrontarla, e subito, perché quello che afferma la mia musa ispiratrice è innegabile: i maschietti hanno un’attrazione spesso nemmeno raziocinabile per quello che loro chiamano, volgarmente, il “secondo canale”. Io credo possa trattarsi di un’attrazione che rivela un atteggiamento simile a quello che i freudiani (… poverini!) chiamano “l’invidia del pene”. Credo che la ricerca spasmodica dell’analità nel maschietto non sia riferibile, come certa psicologia ovviamente maschilista afferma, ad una volontà di dominio, quanto piuttosto ad una mancanza. Se è vero, come è vero, che l’origine è donna, nell’analità (sia maschile, e nella relativa omossessualità, che femminile) i maschietti cercano di recuperare una sorta di femminilità perduta. Non per niente la parola “anale” “ano”, ha come radice “an” che in greco è privativo: per cui loro si sentono privati di una completezza che noi possediamo all’en-nesima potenza (anche perché abbiamo anche qualcos’altro… eheheh!!).
Detto ciò, adesso sospendo perché il primario è nei paraggi. Però, vi va se apriamo un dibattito sull’analità? Spero di riuscire, in mattinata, a dare il mio contributo. Adesso vado. ☺
A. autoerotismo. s.m. erotismo di tipo narcisistico. (estens.) masturbazione
L'autoerotismo è pratica usuale nella natura umana. Sia che la predominanza che l'interessa sia di tipo maschile che femminile. Accade a volte, ma non necessariamente che oggetto dell'autoerotismo sia un pensiero ricorrente di carattere altamente erogeno che opera una tensione (vera e propria filia) nel soggetto operante la pratica. E' pratica che lascia notevoli libertà di azione: può essere invasiva o delicata, operata con oggetti o macchine esterne al corpo umano, o con attributi propri dello stesso (ad esempio, dita, mani, alluci, mutande piuttosto resistenti). Chi ha provato queste pratiche testimonia un alto coinvolgimento della sfera immaginativa (in particolare la parte sinistra della corteccia cerebrale, e con questo l'autoerotismo si lega saldamente alla creatività) e fisica, con produzione di abbondanti fenomeni di sversamento di liquidi e semi-liquidi corporali. La psicologia più recente, dopo gli anni bui del negazionismo legato a particolari credenze religiose, oggi afferma vieppiù il carattere liberatorio dell'autoerotismo e la sua funzione preparatoria a più complessi fenomeni di comunicazione umana.
Nota personale (e con questo inizio a svelarvi la mia personalità complessa): Per caso nei giorni scorsi ho scoperto un sito dove si parla dello "squirt". Posto il fatto che dell'eiaculazione femminile parleremo in seguito (alla lettera "E" chiaramente), intanto volevo dirvi che, si, insomma, la cosa mi ha eccitato non poco... Insomma, questa nota legata alla definizione di autoerotismo dovrebbe farvi capire qualche cosa, NO???? ;-P
Vi devo confessare un segreto, piccolo, certo ma che vi farà capire perchè ho deciso di aprire questo blog. Questo non è il mio blog personale: non voglio tediarvi con la storia della mia vita, con i miei amori, i film che ho visto o vedrò, i miei diari personali. Vorrei fare di questo un luogo nel quale ognuno possa, liberamente, senza volgarità, ma con consapevolezza e altruismo, aprirsi per parlare della propria sessualità.
Certo, perchè oggi di sessualità se ne parla tanto, sembra che tutti sappiano tutto e nessuno abbia zone oscure. In ogni trasmissione televisiva che si rispetti c'è un sessuologo, un esperto, un opinionista...
Prima di tutto, troppo spesso (se non sempre), maschi. Che vedono la sessualità dal punto di vista dei maschi. Ovviamente. La qual cosa non è poi tanto male. Ma è solo una parte della "cosa". Siamo o non siamo l'altra metà dell'universo? E allora prendiamoci i nostri spazi.
Nella Namsi potremo creare uno spazio enciclopedico per riversarci esperienze, commenti, conoscenze. Per confessare paure, fobie. Ma anche per suggerirci metodi e tecniche per goderci di più la vita. E, spero, sopratutto dal punto di vista delle donne. Maschi o femmine che esse siano. Ci siamo capiti?
Spero di raccogliere tante adesioni, di creare un gruppo di amici che possano diffondere il verbo di una sessualità libera e appagante. A presto.
P.S.: Il segreto: mi hanno messo in un ufficio della ASL 5 a passare carte. Cosa faccio? Mi informo sulla Stragrugliasco? No! Metto a frutto i miei studi e le mie passioni.... ;-)
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